Dall’autoradio alla chiave intelligente

Negli anni Ottanta, chi possedeva l’autoradio la estraeva (successivamente si passò ad estrarre solo il frontalino) e passeggiava tranquillo per le vie del centro; sicuro che la cosa più di valore, ad eccezione dell’auto stessa ovviamente, si trovasse lì con lui.

furto auto intelligentiSono passati parecchi anni e le auto e la tecnologia hanno fatto passi da gigante. Ma i ladri d’auto si sono evoluti parallelamente e si sono organizzati per continuare a lavorare indisturbati. Anzi, anche più proficuamente di prima.

La cosiddetta “chiave intelligente” non rappresenta un freno a chi voglia commettere il furto del veicolo. Non appena una casa automobilistica emette un sistema antifurto aggiornato con le innovazioni più recenti, le squadre di criminali si mettono al lavoro. A seconda del livello dell’auto e della sua complessità, nel giro di due – dieci settimane riescono ad avere accesso a tutti i codici necessari per rubare il veicolo. I ladri sono in grado di riprogrammare la chiave: una connessione alle porte ODB (ovvero la diagnostica a bordo del veicolo) permette loro di accendere l’auto in un tempo che varia dai 15” ai 60”; allo stesso tempo, sempre sfruttando la tecnologia, i ladri riescono a disattivare i controlli satellitari.

L’organizzazione del furto

Come nell’economia tradizionale, anche in quella legata ai furti la piccola impresa non poteva reggere da sola. Per questo motivo i “topi d’auto” si sono organizzati secondo i più classici modelli di business, in cui la differenziazione dei ruoli assume un valore particolare: il ladro commette il furto; l’auto “decanta” per 24 – 36 ore in un “rifugio” di un altro componente della banda; un driver che sposta l’auto, all’interno del Paese o oltre confine; altri operatori in una centrale di smontaggio si occupano di recuperare tutti i pezzi vendibili; un broker in contatto con il “mercato” dell’usato si occupa della vendita al dettaglio.

Da un lato un’organizzazione “fordista” del furto, dall’altro i continui tagli alle forze di polizia: si spiega anche così la diminuzione dei tassi di recupero delle auto rubate.

Le cifre e i modelli presi di mira

Se infatti il trend degli ultimi 10 anni ha visto una diminuzione in termini assoluti dei furti d’auto, allo stesso tempo si è assistito ad un sempre più esiguo numero dei veicoli ritornati in mano ai legittimi proprietari (dal 53% del 2007 al 44% del 2016: su 1.259.000 auto rubate in un decennio, 670.000 sono sparite nel nulla).

Dato che il cavallo di Troia è rappresentato dagli strumenti di diagnostica, i furti d’auto hanno come obiettivi i veicoli più recenti e più evoluti: Mercedes Classe E, BMW Serie 3 e Serie 5, X5 e X6, Range Rover (tutte), e i modelli più costosi di Audi, Volkswagen, Ford, Lexus e Toyota.

Sarebbe un errore però, pensare che i ladri siano interessati solo all’auto in sé. Accade spesso che una volta penetrati nel veicolo, l’attenzione di questi “Lupin poco gentiluomini” si concentri più che altro sulla componentistica.

Dei furti hi-tech

Tra le tecnologie più appetitose e più prese di mira, si ritrovano i navigatori satellitari, in particolare quelli multifunzione con display touch e in grado di dialogare con la centralina dell’auto. Vi sono poi i volanti multifunzione, per sottrarre i quali, i ladri danneggiano irreparabilmente il cruscotto e strappano i fili sottostanti. In entrambi i casi, il valore della refurtiva si situa abbondantemente al di sopra dei 2.000€.

Vi sono furti anche meno hi-tech come quelli di fari con luci a led o quelli perpetrati ai pneumatici nuovi (in particolare delle auto in car sharing o delle vetture a noleggio), o quelli agli attuatori della frizione delle Smart: un componente soggetto a rotture e quindi molto ricercato nel mercato. Dato che si trova nel cofano, per il ladro è relativamente semplice prenderne possesso.

Con la diffusione delle auto ibride, sono iniziati anche i furti d’auto ibride: sono già stati segnalati i primi casi di veicoli rubati e poi abbandonati dopo che la batteria di ricarica (particolarmente costosa) era stata sottratta.

I produttori del settore automotive si attrezzeranno, ma già le previsioni parlano del futuro del furto: da remoto, grazie a reti wireless. Così i ladri opereranno direttamente da casa, dove attenderanno l’arrivo della refurtiva.