Dal diesel-gate all’elettrico il passo è breve

id buzzSi potrebbe riassumere con “non tutti i mali vengono per nuocere”, il fattore di svolta che ha condotto il colosso di Wolfsburg ad accelerare la conversione della sua produzione di automobili verso l’elettrico.

Dopo lo scandalo “Diesel-gate”, che ha rischiato di danneggiare irreparabilmente l’immagine di Volkswagen, in Germania infatti si sono buttati a capofitto nel mercato dei motori puliti, in un progetto che mira a recuperare il passato storico nell’ottica di un futuro eco sostenibile.

Il passato riaffiora

Ecco quindi rispuntare un mito degli anni Sessanta, il “Bulli”, ufficialmente noto come Volkswagen Transporter T1, che dall’Europa alla West Coast americana, California in primis, ha fatto percorrere milioni di km ai figli dei fiori, alla ricerca di libertà, musica e identità storica.

L’ultima linea produttiva del Bulli è stata definitivamente chiusa a Sao Bernardo do Campo in Brasile (dove nel 1979 la realizzazione del pullmino era stata trasferita direttamente dalla sede olandese della VW) nel corso del 2013: in 63 anni ne sono stati venduti ben 63 milioni di esemplari.

Si trattava di un mezzo multiuso, inarrestabile e indistruttibile, fattori che negli anni ne hanno fatto il partner ideale anche per molti commercianti e trasportatori.

Da un punto di vista meccanico, il Bulli era equipaggiato con un motore boxer a quattro cilindri da 1131 cc (lo stesso montato su un altro veicolo assurto a mito dell’automobilismo, il Maggiolino, con cui il T1 condivide un pezzo di storia), mentre gli allestimenti spaziavano da piccolo mezzo per il commercio, a camper e a pullmino. Fino al modello T2, uscito nel 1967, il Bulli era caratterizzato anche dal parabrezza doppio.

Propulsori elettrici e hi tech

Come detto, Volkswagen ha deciso di dare una svolta al mondo dell’automobile, investendo nell’elettrico e ripescando dal passato, almeno per quel che riguarda le linee.

Il nuovo Volkswagen Transporter T1 infatti sarà un concentrato di tecnologia, a partire dalla motorizzazione fino agli allestimenti interni.

Il nuovo prototipo a zero emissioni, presentato al Salone dell’Auto di Detroit di inizio anno, si chiamerà I.D. Buzz. Partire dal nome è fondamentale in questo caso: Intelligent Drive (da cu, appunto, “I.D.”) è la saga dei propulsori elettrici e della tecnologia intelligente con cui VW sta proiettandosi nel futuro dell’automotive. “Buzz” è invece riferito sia al rumore, o meglio al ronzio prodotto dal motore elettrico, sia allo scalpore provocato dalla presentazione del modello.

I.D. Buzz è equipaggiato con due propulsori a zero emissioni, uno per ogni assale, che rendono il veicolo un mezzo a quattro ruote motrici, per una potenza complessiva di 370 cv.

Le batterie hanno una potenza di 111 kWh l’una e, grazie alle colonnine ad alta capacità da 150 kW, vengono ricaricate all’80% della loro capacità in meno di 30 minuti.

I dati forniti dal costruttore parlano di un’autonomia di 600 km in base al ciclo di omologazione Nedc (New European Driving Cycle, imposto da una direttiva UE del 91 e caratterizzata da rivelazioni effettuate al banco) e di 434 km in condizioni di utilizzo reali, misurazione RDE (Real Driving Emission)

Nonostante i propulsori elettrici le prestazioni sono molto buone: da 0 a 96 km/h in meno di 5 secondi.

VW metterà sul mercato anche una versione “meno prestante” a sola trazione posteriore, da 268 cv e con batterie da 83 kWh

Gli interni

Un’estrema modularità caratterizza l’abitacolo dell’I.D. Buzz. I sedili, anche i due anteriori, sono ruotabili di 180°: una volta inserita la guida autonoma, lo sterzo corredato di comandi touch rientra completamente nella plancia, aumentando lo spazio disponibile e il pullmino, pensato per i viaggi e per il tempo libero e per portare fino ad 8 persone, si può trasformare in un salottino o in una camera da letto.

Anche la stessa strumentazione è all’avanguardia: completamente asportabile sotto forma di tablet o consultabile tramite un’app da scaricare sullo smartphone.

La tecnologia di bordo consente di riconoscere automaticamente il conducente, adattando tutta una serie di parametri in funzione di gusti e abitudini di chi sta alla guida.

Ma non è tutto: l’head up display è un dispositivo di “realtà aumentata” che proietta sul parabrezza le informazioni relative alla strada che si sta percorrendo e quelle relative all’auto.

Infine, il servizio cloud evita di passare dalla concessionaria o presso l’officina per l’aggiornamento del veicolo, che avverrà in tempo reale.

Quanto si dovrà aspettare per poter guidare l’erede del Volkswagen Transporter T1?

Qualcuno parla del 2025, mentre i più ottimisti, e sembrano essere i più numerosi e i meglio informati, anticipano la data al 2021.