Una partnership per la sicurezza sulle strade

La battaglia per la sicurezza stradale impegna su più fronti e sono molti gli operatori del settore, i governi nazionali e quello comunitario e le associazioni che si fanno periodicamente carico di sperimentazioni, tentativi, proposte di legge, normazioni e applicazioni della legge.

Uno dei più recenti esempi in questo senso è sicuramente il progetto HeERO, giunto oggi alla terza fase, nominata I_HeERO 2015 – 2017.

eCallL’idea, da cui tutto il progetto parte, è quella di accelerare i tempi di intervento dei soccorsi in caso di incidente stradale. Partendo dalla considerazione che, in caso di shock, il tempo di reazione degli occupanti della vettura o delle vetture è sicuramente prolungato rispetto ad un osservatore esterno, l’obbiettivo è quello di far sì che una segnalazione al numero d’emergenza possa partire in modo automatico all’impatto della vettura.

Chiamare i soccorsi non è sempre facile

Se, per ipotesi, un automobilista da solo in auto dovesse avere un incidente (ad esempio, dovesse uscire di strada per un colpo di sonno o per un malore), prima di poter chiamare i soccorsi, egli stesso dovrà attendere di riprendersi almeno in parte dallo shock, cercare il cellulare (che in caso di ribaltamento dell’auto, potrebbe anche venire proiettato fuori dell’auto) e riuscire a far partire la chiamata.

Oppure, in alternativa, dovrebbe attendere che un altro automobilista di passaggio si accorga dell’accaduto e dia l’allarme.

Come è facile immaginare, in molti casi, si tratta di minuti (o di porzioni di tempo ben maggiori), che rischiano di essere cruciali per il ferito.

eCall: la chiamata automatica georeferenziata

Il tutto sarebbe risolvibile nel caso in cui un sistema installato sull’auto facesse scattare immediatamente la chiamata al più vicino centro d’emergenza (per l’Italia: Pronto Soccorso, Polizia Stradale, Carabinieri), segnalando anche la posizione esatta della vettura.

Questo aspetto della sicurezza stradale è stato apparentemente risolto e, a partire dal 31 marzo 2018, tutte le auto e i furgoni di nuova immatricolazione dovranno essere dotati di un sistema che risponde al nome di eCall, che in caso di emergenza o incidente invierà una chiamata georeferenziata al 112, numero unico in tutta Europa.

Questo è stato reso possibile grazie ad una partnership, durata diversi anni, tra ben 12 partner internazionali. Per il nostro Paese, si è vista la partecipazione dell’Automobile Club d’Italia.

Sin dal 2013 l’ACI ha implementato un sistema di sperimentazione del servizio di eCall nel sistema pubblico di emergenza. Si è trattato del primo modello praticato non in laboratorio, bensì su strade e autostrade.

eCall: meno vittime e meno spese sociali

Questo modello, tutto italiano, era partito inizialmente nel 2010 a Varese (sperimentazione che ha visto numerosi soci ACI partecipare), per espandersi al territorio di Trento. Grazie alla collaborazione tra le due province, si è dato inizio all’interscambio di dati con protocolli condivisi e alla creazione di modelli organizzativi comuni. L’aspetto fondamentale di questo progetto è la comunicazione in tempo reale di ogni criticità segnalata tramite eCall alle centrali di infomobilità.

Oltre a salvare molte vite, l’implementazione a pieno regime di questo modello per incrementare la sicurezza stradale consentirà anche un notevole risparmio di costi: chi ha progettato la piattaforma, sostiene che eCall arriverà a salvare almeno 2.500 vite e oltre 20 miliardi di euro in spese sociali. Ogni anno!

L‘obbiettivo dell’Europa da qui al 2020, è quello di dimezzare il numero delle vittime di incidenti stradali. Per un primo passo in questa direzione, ora si attende la piena operatività del sistema, che dovrà essere data dal Tavolo tecnico della Commissione Consultiva (prevista per fine 2017), d’intesa con il Ministero dell’Interno, quello dello Sviluppo Economico e quello delle Infrastrutture e dei Trasporti.