L’autovelox: dalla Germania all’Italia

Autovelox  è il nome dato originariamente dalla Telefunken, al primo modello di rilevatore di velocità. In Germania la sua produzione in serie e il suo utilizzo da parte della forze dell’ordine è iniziato nel 1957.

In Italia l’Autovelox è stato  introdotto solo 15 anni dopo e, anche se nel corso degli anni, diversi produttori hanno commercializzato i loro rilevatori.  A dispetto delle continue migliorie che la tecnologia ha consentito di apportarvi, per antonomasia, gli automobilisti lo hanno sempre e comunque definito “autovelox”.

A voler essere precisi, tuttavia, si dovrebbe distinguere tra apparecchi a fotocellule, a radar e a laser, tra modelli fissi e modelli mobili, tra rilevatori che scattano foto e quelli che registrano video.autovelox

Ma qual è il funzionamento dell’autovelox?

Il principio base è comunque lo stesso per tutti i modelli.

Si tratta della nota formula secondo la quale la velocità di un qualsiasi oggetto è uguale al rapporto tra lo spazio percorso e il tempo impiegato per percorre questa distanza. Se la velocità “letta” dal rilevatore è superiore a quella consentita dal codice della strada, il rilevatore stesso scatta una foto della targa e parte la sanzione amministrativa.

Il più diffuso: il funzionamento dell’autovelox a fotocellula

Per la sua maggior diffusione rispetto agli altri modelli, in Italia il principale rilevatore potrebbe essere considerato il cosiddetto “autovelox a fotocellula”.

Nella maggior parte dei casi lo si trova posizionato all’interno di colonnine fisse di colore arancione ai lati delle strade (ad esempio, all’ingresso di una zona abitata, o nei pressi di una scuola). Ne esistono tuttavia anche delle versioni mobili che le forze dell’ordine possono posizionare ovunque si renda necessario, con l’utilizzo di un tripode o all’interno della loro auto di servizio.

Come dice il nome, è dotato di due fotocellule che rilevano il passaggio dell’auto. La prima, che scatta al transito della parte anteriore della vettura, fa partire un timer che si interrompe al passaggio presso la seconda fotocellula.

In caso di eccesso di velocità, l’apparecchio è in grado di scattare una foto alla targa. Nei modelli meno recenti, le foto vengono prelevate regolarmente dalle forze dell’ordine; in quelli più evoluti, l’immagine digitale presa all’auto in corsa può essere inviata sia ad una pattuglia posizionata a valle del rilevatore per la contestazione immediata dell’infrazione, sia alla caserma dei vigili o dei carabinieri.

Esistono anche dei modelli, chiamati Photored, che sono utilizzati per rilevare le infrazioni al semaforo: in caso di passaggio con il rosso, dei sensori inseriti nell’asfalto si attivano e consentono di scattare una foto della targa.

L’evoluzione dell’autovelox verso il laser

La tecnologia consente di superare i modelli a fotocellula a vantaggio di altri molto più pratici e precisi.

Nei “telelaser” si compendiano due elementi: un fascio laser ad alta intensità proiettato verso l’auto e un sensore ottico, che rileva il ritorno causato dalla riflessione del laser sulla carrozzeria del veicolo.

I telelaser si suddividono in due principali categorie a seconda della tecnica che utilizzano per rilevare la velocità. In un caso, viene interpretato l’effetto Dopler: infatti a velocità diversa, si avrà una frequenza diversa del fascio laser di ritorno. Nell’altro caso, entra in gioco la formula cinematica del moto rettilineo uniforme: la distanza è data dal prodotto della velocità della luce per il tempo impiegato dal laser per andare all’auto e tornare al rilevatore. Calcolando migliaia di volte al secondo questa distanza, il rilevatore è immediatamente in grado di calcolare la velocità dell’auto.

Un’evoluzione ulteriore del telelaser si ha con il modello “True Cam” che consente di effettuare una registrazione video ad alta risoluzione, in condizioni meteorologiche particolarmente difficili, in condizioni di scarsità di luce e fino ad una velocità di 320 km/h. Il video poi ha l’ulteriore vantaggio di consentire alle forze dell’ordine di contestare anche le infrazioni dovute, ad esempio, alla guida senza cintura o con l’utilizzo di telefono cellulare.

Vanno ricordati anche i sorpassometri: collocati in posizione più elevata rispetto al fondo stradale, sono in grado di rilevare eventuali infrazioni commesse dalle auto in fase di sorpasso (generalmente non visibili dai modelli tradizionali).

Gli autovelox installati sulle auto

Alcuni modelli di rilevatori sono installati di volta in volta sulle auto di servizio delle forze dell’ordine.

Negli “autovelox con video”, detti anche “modello da inseguimento”, le immagini video rilevate vengono sfruttate per calcolare la velocità delle auto. Questi apparecchi sono in grado di confrontare il valore registrato dal tachimetro di bordo con quello dei veicoli che precedono.

Vi sono poi gli “Scout speed”: installati sul tettuccio dell’auto della polizia, possono rilevare infrazioni alle auto che viaggiano nello stesso senso di marcia, ma anche a quelle che vengono in senso contrario.

La velocità media e il Safety tutor

Un orgoglio tutto italiano è il Sistema integrativo per il controllo della velocità (SICVE), chiamato anche Safety Tutor.

Lo si trova prevalentemente sulle autostrade. In questo caso il funzionamento dell’autovelox si basa sulla rilevazione della velocità media di un veicolo in un tratto di strada (dal punto A al punto B), generalmente compreso trai 15 e i 20 km.

Le auto che transitano dal punto A vengono fotografate con l’annotazione dell’ora del passaggio e al punto B l’operazione si ripete. I dati raccolti vengono confrontati e se la velocità media tenuta dal singolo automobilista è superiore al limite consentito, scatta la sanzione amministrativa, con l’invio della multa a casa.